Il testo dell’interpellanza sull’impianto a biogas a Galliera (BO)

28 apr, 11 Il testo dell’interpellanza sull’impianto a biogas a Galliera (BO)

Bologna, 27 aprile 2011                                                  

Premesso che

  • l’azienda B.G. Galliera società agricola s.r.l. ha presentato alla Provincia di Bologna in data 24 maggio 2010 un progetto per la realizzazione di un impianto a biogas in località Morellazzo del Comune di Galliera (Bologna);
  • secondo lo studio di fattibilità relativo all’approvvigionamento di tale impianto presentato dal proponente, la potenza installata sarà di 1 Mw alla quale corrisponde un fabbisogno di circa 19.000 tonnellate/anno di biomassa fresca, prevalentemente erba medica, mais e sorgo coltivati appositamente, e di circa 2.000 tonnellate/anno di liquame bovino;
  • per trasportare tali materie prime alla centrale e successivamente per spandere nei campi coltivati il digestato ottenuto dal processo produttivo (circa 18.500 tonnellate annue) sarebbero necessari circa 2800 viaggi all’anno di camion, cisterne e trattori che, ovviamente, raddoppiano considerando il ritorno;
  • l’impianto dovrebbe sorgere in un contesto agricolo con produzioni di qualità e insufficientemente servito da poche strade comunali larghe 4,5 metri e con banchine non transitabili, tanto che il Comune ha chiesto alla Provincia, in sede di parere per l’Autorizzazione Unica, di obbligare il proponente alla costruzione di piste ciclabili e di piazzole di scambio su alcune di queste;
  • il Comune di Galliera ha infatti inviato alla Provincia un documento di osservazioni, riserve e preoccupazioni sul progetto in argomento chiedendo una proroga sui termini di rilascio dell’Autorizzazione unica;

Considerato che

  • come ricorda anche il proponente nel suo studio di fattibilità, tale tipo di attività può essere classificata agricola solo se più del 50% della materia prima impiegata per alimentare l’impianto è prodotta dall’azienda stessa;
  • la società proponente, con sede legale a Monghidoro e con capitale sociale versato di 20.000 euro, è stata evidentemente costituita al solo scopo di realizzare l’impianto in questione e, come specificato nello studio di fattibilità, avrà come scopo primario la produzione di energia elettrica;
  • del resto, le attività economiche dei componenti il consiglio di amministrazione della società proponente si esplicano prevalentemente nei settori delle costruzioni edili e dei trasporti;

Evidenziato che

  • al fine di corrispondere ai requisiti di legge, e di ottenere i relativi benefici fiscali, il proponente dichiara di avere acquisito pre-contratti di affitto per 207 ettari dislocati nei Comuni di Galliera e San Pietro in Casale per una superficie agricola effettivamente utilizzabile (S.A.U.) di 190 ettari, coltivando i quali arriverebbe a coprire il 50,1% del fabbisogno di materia prima dell’impianto, non specificando tuttavia dove intenderebbe reperire il restante 49,9%;
  • nello stesso studio di fattibilità, il proponente azzarda anche un bilancio della CO2 emessa da tutte la fasi di lavorazione necessarie ad approvvigionare e a far funzionare l’impianto e da questi calcoli (sui quali non entriamo in merito) ricava che il funzionamento della centrale produrrebbe 4.399,2 kilogrammi di CO2;
  • nella stessa pagina dello studio, dopo aver presupposto una produzione annua dell’impianto di 7.800.000 Kwh e averli moltiplicati per 0,531 grammi di CO2 per Kwh prodotto con sistemi tradizionali, ricava stranamente il risultato di 4.141,8 tonnellate di CO2, quando invece chiunque facesse questa semplice moltiplicazione si accorgerebbe che il risultato corretto sarebbe di 4.141,8 kilogrammi di CO2, risultato che si rivela inferiore a quanto prodotto dalla centrale a biogas;
  • tale bilancio della CO2 si rivela ancora più impreciso in considerazione del fatto che è basato su una coltivazione complessiva di 300 ettari, quando è evidente che, essendo 190 ettari il 50,1% della superficie totale necessaria all’approvvigionamento, i rimanenti ettari dovrebbero essere quasi altrettanti;

si interpella la Giunta regionale e l’Assessore competente al fine di conoscere

  • se gli uffici regionali siano a conoscenza dei fatti citati in premessa e quale sia la loro valutazione;
  • se la Regione ritenga coerente con le politiche nazionali e comunitarie di riduzione delle emissioni di gas climalteranti un impianto a biomasse che incrementi le emissioni di CO2 rispetto alle fonti energetiche tradizionali;
  • se la Regione ritenga coerente con le politiche regionali di sostegno al comparto agricolo autorizzare impianti realizzati da società la cui unica attività è quella di produzione di energia e se non ritenga necessario emanare linee guida che finalmente riservino i benefici dell’agroenergia solamente alle aziende effettivamente agricole.

 Gabriella Meo

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